Stati Uniti, quanto costa Trump al turismo

Secondo quanto afferma una recente ricerca, le posizioni contro l’immigrazione che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe da tempo promosso rischiano di rendere molto meno accogliente il “brand America”, con danni ingenti per gli albergatori e per i ristoratori. Ne è una facile dimostrazione il calo delle prenotazioni dai Paesi musulmani dopo i noti e contestati bandi, e la flessione da altri Paesi. Una bella grana per un settore che negli States vale circa 200 miliardi di dollari ogni anno, e che potrebbe ora dover essere costretto a fare i conti con un nuovo scenario.

Più nel dettaglio, la Global Business Travel Association sembra essere convinta che l’effetto Trump provocherà una perdita secca di 1,3 miliardi di dollari nel turismo americano. La colpa è già ricordata: il bando anti-immigrati che era stato varato dal nuovo presidente dell’amministrazione statunitense, e che è stato parzialmente bloccato in tribunale, ha infatti inferto un duro colpo nei primi mesi del 2017 ai viaggi verso gli USA, soprattutto dai Paesi musulmani.

L’associazione segnala in tal proposito che le prenotazioni provenienti da Iran, Iraq, Somalia, Libia, Siria, Sudan, Yemen sono calate dell’80 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre quelle del Medio Oriente sono diminuite del 37,5 per cento. Ma non solo: a calare è infatti anche l’afflusso dei visitatori dal resto del mondo, con una contrazione complessiva del 6,5 per cento.

Eppure, ogni anno si muovono nel mondo circa 1,4 miliardi di persone, con una crescita annua del 5 per cento grazie alla Cina e grazie al nuovo turismo low cost. In tale quadro gli Stati Uniti perdono terreno, pur rimanendo il secondo Paese più visitato al mondo dopo la Francia (l’Italia è al quinto posto) con 75 milioni di turisti e un business – già rammentato – di 200 miliardi di dollari.

Ad ogni modo, fare delle previsioni in tal senso è piuttosto difficile. Le politiche restrittivce di ingresso negli Stati Uniti per motivazioni legate alla sicurezza non sono certamente una novità, considerato che già dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle e al Pentagono si assistette a una contrazione dei flussi turistici, tale da far perdere al turismo americano diversi miliardi di dollari.

Tuttavia, quella fu un’emergenza unica, poi rientrata nel tempo. Oggi si parla invece di un nuovo approccio – anche mediatico, oltre che sostanziale – i cui risultati potrebbero essere molto più protratti…

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